Famiglia
Nodari

Castiglione delle Stiviere 1600 - 1780
•† Francesco Nodari (1690 ca)
•† Bernardino Nodari (1719 - 1782)
• Francesco Nodari (1760 - 1823)

Francesco Nodari e Maddalena Fetronilla di Castiglione delle Stiviere ebbero almeno 4 figli maschi come risulta dal Registro dello stato delle Anime del Duomo di Castiglione negli anni dal 1745 al 1788. Dove si nomina il loro figlio Bernardino fratello di Paolo, Vigilio e Luigi.
Dal Libro dei Battesimi del Duomo di Castiglione delle Stiviere, il giorno 29 Gennaio 1719, nasce Bernardino Nodari. Il suo Atto di battesimo recita ”Bernardino figlio di M(ast)ro Fran(ces)co Nodari e di Mad(dale)na Fetronilla sua legitima Cons(ort)e è stato battezzato da me Stanislao Bresciani Mans(ionar)io fu Compadre (...) Gio(vanni) Giacomo Bignotto naq(ue) li 29 d(ett)o”. Il termine Mastro era usato per identificare un Maestro in qualche attività prevalentemente artigiana.
Bernadino a 20 anni, il 25 Novembre 1739 si sposa con Antonia Beschi, ebbero almeno 6 figli, il nostro progenitore Francesco Nodari nasce a Castiglione delle Stiviere il giorno 11 Maggio 1760.

Il principato di Castiglione nel 1691 fu occupato dalle truppe imperiali dell'imperatore d'Austria Giuseppe I d'Asburgo. Nel 1700 fu sede di due episodi della Guerra di successione spagnola, nel 1702 e nel 1706, durante la battaglia di Castiglione le truppe francesi sotto il comando del Re di Francia Luigi XIV, si schierarono contro gli Imperiali austriaci che lo avevano occupato.
Corte Gambaredolo - Castel Goffredo 1780 - 1850
† Francesco Nodari (muore nel 1823)
•† Giacinto Nodari (1793 - 1850)
• Luciano Nodari (1844 - 1895)

Francesco a 20 anni, il giorno di San Martino, 11 Novembre del 1780, si trasferisce a Gambaredolo nel comune di Castel Goffredo e nel 1782 si sposa con Maddalena Acerbi, evitando le consuete pubblicazioni, grazie ad una speciale Dispensa Vescovile rilasciata per motivi noti solo al Parroco ed al Vescovo e non specificati nella Dispensa stessa. Questa è l’interpretazione del testo della Dispensa: ”Attese le fedi prodotte innanzi noi sopra la soluzione, e battesimo rispettivamente degli infrascritti contraenti, e stante il di Lei attestato, col quale afferma d'aver preso il consenso separatamente de' medesimi, e l'assenso de' rispettivi parenti, ed essere essi istruiti ne' Dogmi di Santa fede e legge di Dio, e mentre a Lei, che l'nfrascritto Francesco dal S. Martino di novembre 1780 e l'infrascritta Maddalena dalla sua natività ambi successivamente, e rispettivamente fino in presente abbino abitato ed abitano sotto codesta sua non avendo l'uno presa moglie, nè l'altra tolto marito, nè alcuno d'essi contratto impegno di matrimonio, od impegno dirimente del che incarichiamo Lei, e non altrimenti; Vostra Signoria potrà assistere al matrimonio, che intendano contrarre assieme Francesco figliolo del fu Bernardino Nodari nativo di Castiglione delle Stiviere, e Maddalena figlia di Natale Acerbi nativa, ed ora ambi essi abitanti di codesta sua; omesse che siano le solite pubblicazioni , poichè sopra quelle per cause a noi note li dispensiamo, servando nel resto quanto la Santa Chiesa, e Sagro Concilio di Trento comandano, mentre a lei non osti altro in contrario, e per fine Iddio la prosperi.
Dal Vescovato di Mantova, 21 novembre 1782.”
.
Francesco e Maddalena avranno 11 figli, il quinto dei quali, Giacinto Nodari è il nostro progenitore, nasce il 16 Febbraio 1793.
Giacinto si sposa il 24 Novembre 1812 con Maria Mazzucconi, ebbero 11 figli nell’arco di 16 anni, ma purtroppo solo 3 sopravvissero più di qualche mese. Maria muore nel 1830 e Giacinto dopo un paio di anni, si risposa con Giovanna Pizzi di Solarolo di Goito. Dal secondo matrimonio nascono 9 figli tra cui il mio trisnonno Luciano, nato a Gambaredolo il 17 Agosto 1844.
A Gambaredolo, il 21 Gennaio 1850 a 56 anni, Giacinto muore e lascia la moglie (in seconde nozze) Giovanna Pizzi con 7 dei 9 figli che ebbero insieme. Francesco primogenito aveva 18 anni e Catterina l’ultima nata, solo due anni. Luciano il mio trisnonno aveva 6 anni.

Nel 1796 Napoleone Bonaparte spinse gli austriaci oltre il Mincio e nel 1797 l'Austria cedette la Lombardia ai francesi. Il 13 maggio di quell'anno Castel Goffredo fu occupata dalle truppe francesi. Si susseguirono i governi austriaci nel 1799, francesi dal 1801 al 1814 e di nuovo austriaci sino al 1866. Negli anni del 1848 Castel Goffredo fu il centro cospirativo antiaustriaco dell'Alto Mantovano e contò la presenza di numerosi patrioti, capeggiati dal castellano Giovanni Acerbi, che diventerà in seguito intendente dei Mille di Garibaldi. La congiura venne scoperta e portò come conseguenza la tragica pagina dei Martiri di Belfiore.

La Corte di Gambaredolo, tra Castel Goffredo e Ceresara, è una fattoria del primo Rinascimento, che suggerisce l'idea dei centri di vita curtense medievali. Nella seconda metà del Cinquecento era luogo di villeggiatura del ramo della famiglia Gonzaga che aveva il dominio su Castel Goffredo e dove nel maggio del 1592 fu barbaramente ucciso Alfonso Gonzaga.
Nel tardo 900 era di proprietà della famiglia Nodari, senz'altro un ramo dei discendenti di Francesco Nodari.
Medole 1850 - 1870

Dopo la morte di Giacinto, Giovanna si trasferì con i suoi figli, o una parte di loro, a Medole dove il figlio Costantino risulta negli atti di pubblicazione del proprio matrimonio come Oste. Attività che forse coinvolgeva tutti i fratelli Nodari. Luciano risulta nei registri di Leva nel 1864 residente a Medole.
Probabilmente il primo fratello ad arrivare a Gazoldo è Francesco, in quanto i suoi figli sono nati a Gazoldo negli anni dal 1865 al 1872, dove era sposato con Annunziata Longhini. Nel 1872 lo trovo nei ruoli della CCIAA come oste e pizzicagnolo, subentrato nella attività della Ditta Gerola e Tommasi Negozianti. Nel 1874 compare sempre nei ruoli della CCIAA insieme al fratello Giuseppe di cui non ho mai trovato altra traccia (Probabilmente era un cugino. Ci sarebbe un fratello di nome Giuseppe nato dalle prime nozze di Giacinto ma che mi risulta morto nel 1836).
Nel 1870 Muore Giovanna Pizzi a Medole, in contrada Ponte Mulino al civico 198. Probabilmente in seguito a questo evento, i fratelli: Giovanni, Maria Maddalena, Catterina e Luciano si trasferiscono a Gazoldo dal fratello maggiore Francesco.
Costantino che ha sposato nel 1867 una ragazza di Acquafredda, non segue i fratelli a Gazoldo.

La battaglia di Medole. Il generale Niel, pur non immaginando che fosse l'inizio di una delle più grandi e sanguinose battaglie della storia, capì subito l'importanza strategica dell'abitato di Medole e decise di conquistarlo senza indugi. La strana presenza di un intero reggimento austriaco, aveva allarmato l'esperto militare francese che comandò un immediato attacco. Erano le ore 3.50 del 24 giugno 1859 iniziando di fatto la "battaglia di Solferino e San Martino", nella totale inconsapevolezza di Napoleone III, che dormiva ancora sonni tranquilli nel palazzo Mazzucchelli a Montichiari.
Gazoldo degli Ippoliti 1870 - 2010
† Luciano Nodari (muore nel 1895)
•† Arturo Nodari (1876 - 1959)
•† Guido Nodari (1903 - 1972)
•† Arturo Nodari (1933 - 2005)
• Marco Nodari (1960)
• Edoardo Nodari (1994)

Tra il 1875 e il 1878 si sposano a Gazoldo: Giovanni nel ’78 con Maddalena Saracca, Maria Maddalena nel ’76 con Eugenio Donelli e Catterina nel ‘75 con Stefano Longhini (probabilmente fratello della Annunziata moglie di Francesco). Luciano si sposa nel 1875 con una ragazza di Medole, Caterina Salodini e negli atti di Matrimonio, risulta già residente a Gazoldo. Negli stessi anni si aggiungono nei ruoli della cciaa anche Luciano il mio trisnonno e Giovanni. Quindi desumo che almeno 5 Fratelli Nodari figli di Giacinto e Giovanna Pizzi tra il 1874 e il 1876 fossero tutti residenti a Gazoldo, sulle orme del fratello più vecchio che arrivò nel 1865 o prima. In quegli anni la loro attività era di Oste e Pizzicagnolo.
Dal 1876 al 1881, Luciano insieme al fratello Giovanni, risulta nei ruoli della CCIAA e in diversi atti dello stato civile (nascita e morte di alcuni figli) come Acetaio (Fabbricante di Aceto). In altri atti successivi (esempio 1888, morte di un figlio di Giovanni) nuovamente come Pizzicagnolo (gestore del negozio o bottega che vende salumi, formaggi o altri generi alimentari). Presumo che in realtà la produzione di Aceto fosse contemporanea alla gestione del Negozio.
Luciano muore nel 1895 a 50 anni. Il figlio Arturo, mio bisnonno, si fa carico della Madre e nel 1900 si sposa a Gazoldo con Giuseppa Zanucchini, il cui padre Cireneo proviene da Gambara (BS), mentre la madre, Erina Spezie è Gazoldese da almeno 3 Generazioni (Antonio il padre, Carlo il nonno). All’epoca del Matrimonio tra Luciano e Giuseppa, la professione dichiarata è Oste, molto probabilmente gestiva all’epoca l’Osteria La Pergola, per passare successivamente all’Albergo Italia.
Nel 1866 la guerra tocca Gazoldo, che fu testimone di uno scontro tra uno squadrone di Lancieri Foggia ed uno di Ussari del Wurtemberg durante il ripiegamento dell’esercito italiano sulla linea del Mincio all’indomani della sfortunata battaglia di Custoza; lo scontro, avvenuto in pieno centro abitato si risolse con la vittoria dei cavalleggeri italiani e può considerarsi un contributo dato dalla cavalleria italiana all’annessione di Mantova e del Veneto all’Italia.
Dopo l’unità il paese continuò la sua attività basata prevalentemente sull’agricoltura, furono apportate migliorie all’abitato con la creazione di una nuova piazza e di un nuovo cimitero. Particolare attenzione fu posta all’istruzione con l’ammodernamento delle scuole. Gazoldo diede ancora il suo contributo di vite nella guerra 1915 – 1918 e rivive nelle carte del Comune anche questo periodo di sacrifici, per ricordare i caduti gazoldesi fu proposta l’erezione di un asilo per l’infanzia ad essi dedicato con il contributo dell’intera popolazione. Nel 1925 fu lo stesso re Vittorio Emanuele III ad inaugurare il monumento ai caduti eretto sulla piazza del paese e a visitare “ l’Istituto Orfani di guerra 1915 – 1918 ”.
Nel 1915 Arturo compera l’immobile del Vecchio Teatro e fonda la Casa Vinicola Nodari.
terza cella quarta cella
terza cella quarta cella
terza cella quarta cella

Registro delle Anime del Duomo di Castiglione Registro dei Battesimi del Duomo di Castiglione Gambaredolo nel 2009 Gambaredolo nel 2009 Dispensa Vescovile Battaglia di Medole 1859 Battaglia di Medole 1859 Battaglia dei Lancieri di Foggia Re Vittorio Emanuele a Gazoldo Il Mercato di Gazoldo nel Novecento

Famiglia
Avanzi

Manerba del Garda 1820 - 2000
•† Luigi Avanzi (1820 ca)
•† Pietro Avanzi (1848 - 1920)
•† Giovanni Bortolo Avanzi (1880 - 1909)
•† Giovanni Avanzi (1909 - 2000)
• Vera Avanzi (1939 - 2006)

Pietro Avanzi, nasce a Manerba da Luigi (1820 ca) e Camilla Saletti, il 30 Marzo 1848 e si sposa a 28 anni con Margherita Simoni, conosciuta in famiglia come nonna Bissa, senz’altro per la sua longevità essendo morta a 92 anni. Loro figlio, Giovanni Bortolo Avanzi, nasce il 26 Gennaio 1880 e sposa Giovanna (Nina) Tonoli nel 1906. Ho avuto la fortuna di conoscere la Nonna Nina, mia bisnonna, in quanto anche Lei morì a ben 95 anni e nella mia infanzia ero solito passare i mesi estivi nella sua casa alla Cantina Vecchia. Ottima cuoca, sempre pronta a mettere a tavola tutti gli ospiti che inevitabilmente frequentavano la Cantina per motivi d’affari o semplice amicizia per non parlare della numerosa famiglia. La Nonna Nina rimase purtroppo vedova solo 3 anni dopo il matrimonio, due mesi prima che nascesse mio nonno Giovanni e si risposò qualche tempo dopo con Vittorio Leali.
Giovanni Avanzi, mio nonno Gianni, nasce il 29 Aprile 1909, la sua passione per il vino ed i vigneti della Valtenesi, lo porta a trasformarsi da Oste a Vinicoltore e fonda nel 1931 le Cantine Avanzi. Nel 1938 l'attività si amplia e acquista la cosiddetta Cantina Vecchia, una proprietà risalente al 1600, in origine utilizzata per l’industria della Seta. Con gli anni sviluppa l'azienda, ingrandendo le cantine e acquistando nuovi vigneti e oliveti. Sempre nel 1938 sposa Fiordalisa Lombardi detta Daria, un altro esempio di longevità invidiabile morta da poco a 98 anni. Giovanni Avanzi fu nominato Cavaliere del Lavoro ed è stato uno dei personaggi simbolo della Valtenesi, che non ha mancato di dedicare il proprio impegno anche nei confronti di Manerba, in veste di primo cittadino in due tornate amministrative. Per la prima volta sindaco dal 1946 al 1951 e, successivamente, dal 1956 al 1960. Numerose le sue opere volute e realizzate nei primi anni del dopoguerra, ha dato avvio alla realizzazione dell’acquedotto comunale, la sistemazione e l’asfaltatura delle strade principali del paese a cui seguì la realizzazione del primo tratto di illuminazione pubblica nel centro di Solarolo. Muore il 18 Luglio 2000, lasciando nelle mani dei suoi figli Gianpietro e Alessandro, la sua Azienda. Vera, mia madre, la figlia primogenita, nasce il 31 Gennaio 1939 e si sposa nel 1959 con Arturo Nodari, anche lui discendente di una famiglia di Vinicoltori, conosciuto in occasione di una vendemmia a Manerba, dove Arturo era venuto per comprare uve del luogo. Alla pesa pubblica di Manerba dove Vera aiutava nella gestione durante la vendemmia, il colpo di fulmine. Vera si trasferisce con Arturo, prima a Sirmione, dove i Nodari avevano una cantina per la produzione del Vino Lugana e poi a Gazoldo degli Ippoliti, dove c’era la sede principale delle Cantine Nodari. Il 25 Aprile 1960, nasco io.

Con la fine della Repubblica di Venezia (1796) Manerba e tutto il territorio della Riviera si trova coinvolto nelle drammatiche ma anche esaltanti vicende della Rivoluzione Francese e del dominio napoleonico, per concludersi con gli eventi del Risorgimento Italiano. Dal 1861, anno della raggiunta unità d’Italia, Manerba entra a pieno titolo nella storia della giovane e pur antica e gloriosa Nazione e del recente Stato Unitario condividendone gli esaltanti progressi e le drammatiche e talvolta tragiche vicende, senza mai mettere in discussione il sentimento di unità e di amor patrio. Destarono particolari suggestioni le gesta di Garibaldi, il cui passaggio sul suolo comunale, nel giugno del 1866, per raggiungere lo strategico osservatorio della Rocca.

Vendemmia alla Cantina Vecchia Vera Avanzi nel 1945 Matrimonio Vera Avanzi con Arturo Nodari Giovanni Avanzi e Daria Lombardi

Famiglia
Michelacci

Trappola San Godenzo 1700 - 1919
•† Domenico Michelacci (1700 ca)
•† Giovanni Battista Michelacci (1724 - 1794)
•† Bartolommeo Michelacci (1779 - 1839)
•† Giuseppe Michelacci (1821 - 1897)
• Emilio Michelacci (1867 - 1934)
• Sante Michelacci (1897 - 1965)

Il paese di San Godenzo è un paesino arroccato sugli impervi castagneti toscani, dove ancora oggi si vive e respira l'aria di altri tempi, la vita di paese, con i suoi bar e la piazza dove tutto sembra accadere. La Trappola è un gruppo di 3 abitazioni su una vicina montagna, che si raggiunge percorrendo uno sterrato per circa 12 Km dopo il paese di Corella, oppure tramite una vecchia e ripida mulattiera, oggi appena visibile, che scende a Petrognano.
Il primo Michelacci di cui abbiamo traccia è Domenico, padre di Giovanni Battista Michelacci. GioBatta, nasce alla Trappola nel 1724 circa e si sposa con Giovanna Lavatini, hanno almeno 3 figli, Angiolo nel 1769, Luigi 1772 e Bartolommeo, il nostro progenitore che nasce nel 1779. Bartolomeo, vedovo, si sposa nel 1819 in seconde nozze con Anna Maria Panorchi. I due hanno 8 figli, il secondo è il nostro progenitore Giuseppe.
Giuseppe Michelacci nato il 29 Maggio 1821, è sempre vissuto alla Trappola. Si sposò nel 1847 con Domenica Caldani ed ebbe almeno una figlia, Caterina nata nel 1848, rimasto vedovo nel 1850, si risposò nel 1852 con Carola Corradossi, insieme ebbero come minimo 6 figli, l’ultimo dei quali, Emilio nacque il 19 Novembre 1867. Giuseppe sopravvisse anche alla seconda moglie e morì alla Trappola nel 1897.
La famiglia Michelacci, coltivava alla Trappola, Castagne. Nella loro casa a pian terreno, c’era una piccola stalla, il cui calore si propagava alla cucina al piano superiore. Pochi animali, giusto per il fabbisogno famigliare. Nella tenuta, c’era ed è tutt’ora visibile un essiccatoio per la conservazione e trasformazione delle castagne in farina. A pochi metri la casa della famiglia Capellini, vicini di casa per almeno due secoli. Poco distante, circa 300 metri più a monte, la casa chiamata “Trappolina”, tutt’ora mantenuta in ottime condizioni ed abitata dai discendenti della famiglia Pratesi. Nel 1998, accompagnati dalla zia Rosella, abbiamo conosciuto Alessandro Pratesi, che ci ha raccontato i ricordi di suo Nonno, amico e vicino di casa di Emilio.
Emilio, nostro progenitore, si sposa con Rosa Gaudenzi nel 1894 ed hanno 3 figli, Adolfo nel 1895, Sante nel 1897 e Anna nel 1901. Il 12 Ottobre 1918 la famiglia di Emilio e Rosa, si trasferisce a Eremo dei Romiti presso le cascate dell'Acquacheta a Portico San Benedetto.
Il nome di San Godenzo deriva da San Gaudenzio, eremita vissuto in questi monti nel V-VI sec. d. C, in onore del quale fu costruita nel sec. XI l'Abbazia Benedettina attorno alla quale sorsero le prime case. L'8 giugno 1302 la Chiesa fu sede del convegno dei Ghibellini e degli esuli fiorentini di parte bianca che chiedevano aiuto agli Ubaldini e ai Guidi per rientrare a Firenze. Con Dante Alighieri erano qui convenuti i Torrigiani, i Cerchi, i Ricasoli, i Gherardini, i Pazzi, gli Uberti ed altri.
Nel 1737 con l'avvento dei Lorena a San Godenzo vissero i loro tempi migliori che perdurarono fino all'arrivo di Napoleone con la costituzione del Regno d'Etruria. Finito il periodo napoleonico ritornò il governo degli Asburgo-Lorena. Leopoldo II portò a termine la strada forlivese iniziata da Pietro Leopoldo e fece costruire il "Muraglione" per permettere il cambio dei cavalli al riparo dai venti che spazzano violentemente il Passo. Il censimento del 1844 rilevò un forte incremento della popolazione di San Godenzo: 3.304 abitanti.

Castrocaro Terme 1919 - 1936
• Germano Michelacci (1930 - 2009)

Un anno dopo, il 31 Agosto 1919 emigrarono a Castrocaro Terme dove si stabilirono alla tenuta Giorgiona, al civico 7 e 8, in località S.Antonio in Gualdo. Pare che insieme al sig. Blanc - Tassinari (detto il Signorino) di Dovadola, Emilio e il figlio Sante iniziarono l'attività di produzione ed essicazione del tabacco. Non è chiaro come Emilio entrò in possesso della Giorgiona che era all’epoca, di proprietà del Visconte di Modrone, secondo alcuni, contrasse un mutuo di lire 300.000, secondo altri, la tenuta fu vinta al gioco.
La famiglia Michelacci si legò a due famiglie benestanti, la famiglia Lucarelli e la famiglia Conti, proprietaria delle Terme di Castrocaro. Tina Lucarelli sposò controvoglia Sante Michelacci il 4 Novembre 1926 mentre Anna Michelacci si sposò con Sergio, fratello di Tina. Adolfo Michelacci invece sposò Lena Conti. Questi legami insieme alle indubbie capacità comunicative e di socializzazione dei Michelacci li portarono ad essere considerati, nella Castrocaro di allora, una famiglia ricca e affidabile. Da Ottobre del 1923 a Gennaio del 1926 Emilio è anche eletto nel consiglio comunale di Castrocaro. Da Sante Michelacci e Tina Lucarelli, nacquero Giuliano 1927, Rosella 1928 e Germano nel 1930.



L'epoca del fascismo, negli anni '20 e '30, durante la permanenza della famiglia Michelacci a Castrocaro, ha lasciato traccia soprattutto negli edifici oggetto di interventi architettonici ed urbanistici che, valorizzandone le potenzialità economiche e turistiche, intendevano renderla un territorio d’avanguardia, un esempio e una guida per le altre province d’Italia. La stazione termale conobbe una nuova stagione di fasti, divenendo la principale fonte economica del paese, con la realizzazione, del Padiglione delle Feste, dello Stabilimento Termale e del Grand Hotel

Brozzi Firenze 1931 - 1937
† Emilio Michelacci (muore nel 1934)
I Michelacci a Brozzi Firenze
Improvvisamente, nel 1931 Emilio e Sante scappano da Castrocaro, di notte, di nascosto. Pare che l’attività di produzione del tabacco andò in fallimento e che, a causa del tenore elevato di vita della famiglia, vi fossero molti debiti con diverse persone del paese. Nel fallimento vennero coinvolti indirettamente anche Adolfo e Anna, o per aver prestato fidejussioni o più semplicemente per motivi d’onore, tant'è che Adolfo dovette pagare debiti del padre. La Giorgiona si disse tornò di proprietà dei Visconti di Modrone.
Nei documenti ufficiali dell’Anagrafe Civile risulta che Emilio emigrò a Firenze direttamente da Castrocaro nel 1931, Sante nel 1933, probabilmente queste date sono solo formali, di fatto i due restarono sempre insieme. Emilio, secondo l'Archivo Storico di Brozzi, gestiva una Tabaccheria e muore a Brozzi il 9 Febbraio 1934. Tina ed i figli rimasero ancora qualche tempo a Castrocaro e poi raggiunsero Sante, che a Brozzi era impiegato del Catasto, nel 1936. Da Brozzi Sante, Tina e i figli arrivano a Mantova il 23 Gennaio 1937.


Brozzi fu comune autonomo fino al 1928, quando precorrendo il progetto la "Grande Firenze" del ventennio fascista, nel 1929 il comune di Firenze incorporò parte dei suoi territori, le frazioni di Quaracchi, Petriolo, Peretola e La Sala. Altre frazioni furone suddivise tra i comuni di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Signa. Brozzi aveva un'economia basata sull'agricoltura e sulla tradizionale lavorazione artigiana della paglia (cappelli).

Mantova 1937 - 2016
† Sante Michelacci (muore nel 1965)
† Germano Michelacci (muore nel 2009)
• Enrica Michelacci (1964)

Sante vince un concorso al Provveditorato e viene assegnato a Mantova. A Mantova i primi anni furono difficilissimi, la famiglia viveva in grande povertà in qualche stanza messa nel palazzo della scuola.

A Mantova dal 1937 al 1938, le nuove disposizioni dell'Autorità fascista, portano alcuni cambiamenti formali nelle denominazioni di Enti e Uffici provinciali e altre sostanziali come gli aumenti degli stipendi di tutti gli operai del 10%-12%. La basilica di Sant'Andrea viene elevata a Concattedrale. Dal 1939 in poi, le fasi drammatiche che portano alla seconda guerra mondiale, impongono i primi razionamenti, caffè, sapone da bucato, grassi alimentari, pasta, riso. Per non recare pregiudizio alla difesa dello Stato, viene istituito il servizio della censura della posta. Nel Luglio 1941 luglio: Benito Mussolini si reca in visita alla città e vi tiene un discorso. Il 14 febbraio 1944 arriva il primo bombardamento aereo, da parte degli statunitensi. Un bombardamento alleato distrugge il Ponte Mulina.

San Godenzo Passo del Muraglione La Trappola nel 2000 La Trappola nel 2000 La Trappola nel 2000 Castrocaro nel 900 Piazza principale di Brozzi nel 1930 Mantova, Piazza Martiri nel 1940 Ponte dei Mulini nel 1933 Bombardamento del Ponte dei Mulini

Famiglia
Iori

Fabbrico 1700 ca - 1882
•† Giuseppe Iori (1710 ca)
•† Pellegrino Iori (1740 ca)
•† Giuseppe Iori (1771 - 1841)
•† Gaetano Iori (1816 - 1882)
•† Giuseppe Iori (1850 - 1882)
• Pellegrino Iori (1877 - 1959)

Pellegrino Iori, figlio di Giuseppe, si sposò con Maria Azzolini e il 30 Aprile 1771 ebbero Giuseppe Maria Genesio Iori. San Genesio è il Santo Patrono di Fabbrico e il suo nome è stato associato a diversi discendenti della famiglia Iori. Giuseppe e Maria ebbero almeno altre due figlie, Orsola e Maria Giovanna.
Giuseppe Genesio il giorno 8 Giugno 1802 sposò la sua compaesana, Anna Maria Mazzoli. Dalla loro unione il 24 Agosto 1816 naque Gaetano Genesio. Giuseppe Genesio e Anna Maria morirono rispettivamente nel 1841 e nel 1846.
Anche Gaetano Genesio sposa, nel 1839, una ragazza di Fabbrico, Annunziata Pavarini. Ebbero almeno 3 figli, i primi due nati e morti appena nati, l'ultimo nato il 15 Maggio 1850 si chiamava Giuseppe Riccardo. Annunziata muore nel 1878.
Giuseppe Riccardo si sposa il 10 Aprile 1875 con Rosa Bonini di Canolo (RE) e dal loro matrimonio nasce Pellegrino Genesio il nonno che noi ricordiamo.
Il 1882 è un anno drammatico per la famiglia Iori: il 2 Marzo muore per "vizio cardiaco" la mamma di Pellegrino, Rosa. Il nonno Gaetano, il 19 Marzo si suicida gettandosi nel Canale d'Enza e il padre di Pellegrino, Giuseppe Riccardo muore di Tisi il 22 Novembre. Pellegrino, senza più una famiglia, si trasferisce a Reggiolo, probabilmente da un parente prossimo.

Fabbrico è stato, nel 700 e 800, un paese di economia prevalentemente agricola. Il 1700 si apre per Fabbrico con l’occupazione di truppe franco-spagnole, questa occupazione comportò notevoli oneri per la comunità. Un paese senza commercio, scarsissimo di benestanti e pienissimo di povertà. Il paese non subì miglioramenti sostanziali per un lungo periodo. Nel 1796 Fabbrico si unisce alla Repubblica di Reggio. Nel 1799, anno dell'occupazione austriaca, un'inondazione sommerge quasi tutto il fabbricese. Nel 1800 il paese è colpito da una nuova carestia, che si sovrappone agli stenti causati dalle continue guerre. Il paese seguirà quindi le vicende del periodo risorgimentale fino all'Unità d'Italia. Nel 1884 Giovanni Landini aprì una modesta officina meccanica che nel giro di una ventina d’anni si affermò sul mercato nazionale, ma solo nel 1900 l’andamento della Landini Trattori avrà un’influenza importante sul paese e sul suo andamento demografico.
Reggiolo 1882 - 1902
• Giovanni Vittorio Iori (1901 - 1975)

Nonno Pellegrino, il 22 Febbraio 1898 si sposa a Reggiolo con Giustina Freddi, vivono a Borgo San Venerio e sono vicni di casa con la famiglia Giorgi, con la quale allacciano un rapporto di amicizia che durerà anche dopo le rispettive emigrazioni a Mantova e, per la famiglia Giorgi, a San Benedetto. Il loro primo figlio nasce a Reggiolo il 1 Giugno 1901 ed è Vittorio. Nell'atto di nascita di Vittorio, compare per la prima volta la professione del padre Pellegrino: Calzolaio. Pellegrino e Giustina, con il figlio neonato si trasferiscono a Mantova.

Nel 1848 Reggiolo passa da Carlo II di Borbone-Parma al duca di Modena al quale rimarrà fino al plebiscito del 1860 e alla proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861). Borgo San Venerio, dove viveva Pellegrino ed è nato Vittorio, è legato al culto dell’eremita e santo spezzino Venerio, patrono di Reggiolo. Dell’oratorio di S. Venerio, sito in via Roma, si hanno notizie fina dal 1044 ma è stato completamente ricostruito nella forma attuale e benedetto il 28 ottobre 1775.
Mantova 1902 - 1989
† Pellegrino Giuseppe Iori (muore nel 1959)
† Giovanni Vittorio Iori (muore nel 1975)
•† Rossana Iori (1933 - 1989)

La famiglia Iori a Mantova.
Pellegrino e Giustina, appena arrivati a Mantova, vanno a vivere in Via Ponte Arlotto 9 (via Trieste) il civico 9 corrisponde oggi all’entrata a fianco dell’Osteria dei Ranari. In questa casa, probabilmente anche bottega, nascono i fratelli di Vittorio, Antonio nel 1903 e Otello nel 1905. Quando muore Otello nel 1908 la famiglia Iori, si era già trasferita in Via Corrado al numero 11, quì nasce il 14 Ottobre 1908 Ida. Nel 1911 nasce l'ultimo figlio a cui viene dato ancora il nome Otello. Della figlia Gisella non ho trovato i dati di nascita, ma tutti gli altri certificati di nascita dei figli di Pellegrino, lo citano come Calzolaio. Dal 1908 al 1945 non ho altri riferimenti temporali per stabilire le residenze della famiglia Iori. Il 30 Aprile 1927 Vittorio sposa Maria Rosa Pierina Meneghetti nella chiesa di San Leonardo, il quartiere dove la famiglia Meneghetti ha vissuto per tanti anni. Dal loro matrimonio nascono: Loredana nel 1927, Licia 1929, Rossana 1933, Isa 1935, Fiorella 1936, Roberta 1940 e Germana nel 1942 morta dopo pochi mesi. Nel 1945 la tessera del Fascio di nonno Vittorio cita come residenza Corso Ettore Muti 11 (oggi Corso Umberto I°), professione elettricista. 11 Aprile 1959, Pellegrino muore a Mantova in Vicolo Pero 16 e il nonno Vittorio, muore invece il 26 Dicembre 1975 in Via Frattini 7.

Quando la famiglia Iori arrivò a Mantova nel 1902, la città iniziava a trasformarsi, furono demolite Porta Cerese, Porta Pusterla, Porta Mulina, Porta Pradella (nel 1940). Alle demolizioni nel ghetto ebraico, seguirono la costruzione degli edifici della Camera di Commercio, della Banca d'Italia e del Palazzo Gallico e venne ritrovata e restaurata la Rotonda di San Lorenzo. Nel 1912, iniziarono i lavori di costruzione dell'ospedale che fu intitolato a Carlo Poma, il medico Martire di Belfiore. Segno del progresso fu la creazione di una prima linea tranviaria dalla stazione ferroviaria a Porta Mulina transitante dal centro della città. Mantova, nonostante l'espansione territoriale, con i suoi 29.142 abitanti, dati del censimento del 1901, rimase poco più di una cittadina che in presenza di poche attività industriali, viveva di riflesso della ricchezza prodotta nelle campagne dove l'agricoltura era già all'avanguardia.
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Fabbrico nel 1900 Reggiolo Borgo San Venerio L'oratorio di San Venerio La famiglia Pellegrino Genesio Iori Via Ponte Arlotto Via Trieste Ponte Arlotto Corso Umberto I° Via Frattini

Famiglia
Meneghetti

Pietole di Virgilio 1778 - 1891
•† Lorenzo Meneghetti (1778 - 1870 ca)
•† Luigi Meneghetti (1798 - 1874 ca)
• Angelo Meneghetti (1839 - 1909)
• Annibale Meneghetti (1869 - 1942)

Lorenzo Meneghetti nasce a Pietole nel 1778, come ci risulta dall’atto di nascita del figlio Giuseppe. Era sposato con Cecilia Tonelli ed ebbe almeno 4 figli. Luigi nato nel 1798, Maria, Giuseppe e Piero. Fin dai primi documenti relativi alla nascita dei suoi figli, risultava di professione Pescatore e risiedeva a Pietole in quella che in molti documenti è definita “Casa Meneghetti” al civico 12. La nostra discendenza passa attraverso Luigi che si sposò 4 volte: nel 1830 con Carità Lonardi di Canedole ebbe 2 figlie Carolina e Anna Maria; rimasto vedovo, nel 1837 sposò Rosa Rossini di Squarzanella ebbe un figlio, il nostro avo Angelo; nuovamente vedovo, nel 1845 sposò Osanna Artoni, nacquero Antonio, Serafina e Adele; infine, dopo la morte della terza moglie, nel 1868 sposò Onorata Soregotti, anche lei vedova.
Luigi nacque, visse e morì in “Casa Meneghetti”, anche lui era un Pescatore perpetuando questo mestiere, che come vedremo accompagnò tutti i figli maschi dei Meneghetti per molte generazioni.
Il nostro progenitore Angelo, nacque il 28 Novembre 1839 e si sposò nel 1861 con Edvige Formizzi degli Angeli, anche lei proveniente da una famiglia di Pescatori. Ebbero 7 figli, tra i quali Annibale, tutti nati a Pietole in “Casa Meneghetti”. Il 29 Settembre 1889 Annibale sposa Zelinda Vigna di Virgilio, ma originaria di Sabbioneta. L’anno successivo nasce a Pietole, il loro primo figlio Guido. Il 2 Settembre 1891, Annibale con il padre Angelo lascia Pietole per trasferirsi in città a Mantova.

Pietole è il nome attuale di Andes, luogo natale del grande poeta Publio Virgilio Marone. Grandi personaggi, come Napoleone Bonaparte, ne rimanessero affascinati; tant'è che, alla fine del XVIII secolo, l'imperatore francese esentò gli abitanti di Pietole dal pagamento delle tasse e si impegnò a risarcire tutti i danni procurati dalle operazioni militari. Nel 1802 inizia la costruzioen del Forte di Pietole in difesa della città di Mantova. Nell’anno 1814, a causa del conflitto degli occupanti francesi contro l’Austria, il forte fu messo in stato di difesa e si procedette con la creazione della spianata attorno al perimetro della fortificazione con la conseguente demolizione del borgo di Andes. Per tutto il 1800 e fino al 1920, quando un grosso incendio lo rese inservibile, il forte fu utilizzato per scopi bellici.
Mantova 1891 - 1980
† Angelo Meneghetti (morto nel 1909)
† Annibale Meneghetti (morto nel 1942)
•† Pierina Meneghetti (1905 - 1980)

Angelo e Annibale Meneghetti a Mantova.
La loro nuova casa è in Via Ergastolo 7, che dopo qualche anno, cambierà nome in Via Zambelli. Qui nasceranno almeno altri 18 figli , di cui ho trovato traccia comprovata, ma la storia trasmessa di bocca in bocca, parla di circa 25 figli, alcuni adottati. Zelinda faceva la Balia, allattando anche bimbi di altre mamme. Annibale, i suoi figli e il padre Angelo, erano tutti Pescatori e/o Pescivendoli. Nelle vecchie edizioni della Gazzetta di Mantova del periodo, ho trovato diversi articoli che raccontavano dei Meneghetti, Il primo, dal titolo amore disperato, lo trovate quì , racconta il ritrovamento da parte di Angelo del cadavere di una ragazza nel lago, nel Luglio 1903. Il secondo, racconta la tragica morte di Ferruccio, figlio di Annibale, avvenuta nel 1918. Nel 1919, in Agosto, Annibale subisce un furto di 10.400 Lire ma i 3 ladruncoli vengono identificati e parte della refurtiva recuperata.
Non mancavano le scaramucce tra Pescatori con appropriazioni indebite di materiale e pescato, così come litigi e sconfinamenti in zone del lago non autorizzate alla Pesca. Credo fosse la normalità, in un tempo dove la povertà la faceva da padrone e l’istinto di sopravvivenza prevaleva. I laghi di Mantova, che tanto hanno dato alla famiglia Meneghetti, hanno anche presentato il loro conto, abbiamo visto della morte per annegamento di Ferruccio durante una battuta di caccia e pesca, purtroppo anche Mario Meneghetti, figlio di Camillo, nipote di Annibale, muore in circostanze analoghe, più tardi nel 1956. In questi due articoli il resoconto dei fatti: la scomparsa di Mario e Il ritrovamento del corpo.
Annibale e il padre Angelo, ricostruirono in Via Zambelli, la stessa atmosfera famigliare di Casa Meneghetti a Pietole, come potete vedere da questi documenti, in via Zambelli vivevano e transitavano decine e decine di persone, non solo i figli, ma anche i nonni e per un periodo di tempo anche il fratello di Zelinda, Enrico Vigna, rimasto solo a Mantova, dopo la partenza di tutta la sua famiglia per il Brasile. Come raccontava Giulio (Giulietto), uno dei figli di Annibale e Zelinda, a sua nipote Cinzia Meneghetti, la casa era sempre così piena di gente che nessuno notò la sua scomparsa per una scappatella di 3 giorni.
Il 10 Dicembre 1932, Annibale e Zelinda si trasferiscono a Porto Catena in via Magazzini 1 (oggi via Cardone). Annibale diventò commissario dei laghi di Mantova per la gestione della Pesca. Zelinda muore il 13 Aprile 1937. Annibale il 16 Marzo 1942. I loro figli maschi continuarono nella attività di famiglia, tanto è vero che nel necrologio di Camillo Meneghetti morto nel 1969, viene riportata l’attività di Pescatore e la Chiesa di San Leonardo confinante con via Zambelli, dove probabilmente ancora risiedeva.
La città di Mantova, nel suo aspetto complessivo, per la ricchezza di palazzi e di monumenti artistici, ricordo del suo glorioso passato, si presenta severa e grandiosa. Il centro cittadino, dove si trovano le più belle vie e i più sontuosi palazzi, e dove più intensa si svolge la vita commerciale, è compreso nella parte più interna dell'arco concavo formato dai tre laghi in corrispondenza delle due dighe-ponti. Si nota qui il grandioso Corso Vittorio Emanuele, già un tempo Corso Pradella, che dalla stazione conduce nel cuore della città e termina nella Piazza Cavallotti. Da questa piazza il Corso Umberto I conduce proprio nella parte monumentale della città, dove sì aprono, nel dedalo delle vecchie vie, le varie piazze fiancheggiate da porticati. Dapprima troviamo la Piazza Mantegna; segue la Piazza delle Erbe, dall'aspetto medievale, destinata fino dal 1300 al mercato della frutta e degli erbaggi. Dietro l'antico Broletto, si apre l'altra piazza, detta Broletto. Pure assai bella è la Piazza Sordello, vasta e severa nella sua regolarità. Notevole è infine la Piazza Virgiliana, vastissima e aperta a NE., verso il Lago di Mezzo, in località una volta occupata da una palude, detta di S. Agnese. La città moderna si estende sempre più a S., dove, abbattute le vecchie fortezze che le impedivano di espandersi, Mantova ora può liberamente aprire le sue vie e costruire le sue case moderne. (cit.enciclopedia Treccani)

Pietole Vecchio nel 800 Pietole Vecchio nel 800 Il Mincio a Pietole Vecchio Barche di Pescatori sul lago di Mantova Pescatori sul lago di Mantova Via Zambelli

Famiglia
Vigna

Sabbioneta 1700 ca - 1882
• Carlo Vigna (1838 - 1920)
• Zelinda Vigna (1872 - 1937)

La famiglia Vigna proviene da Villa Pasquali, Sabbioneta e dopo il matrimonio tra Carlo e Palmira, si trasferì a Breda Cisoni dove restò per circa 29 anni e dove nacquero 9 dei loro 10 figli. Dai ricordi dei loro discendenti Brasiliani, coltivavano la vite.
Sotto il dominio Austriaco dell’Imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, nel 1781 Sabbioneta formò la terza delegazione con Villa Pasquali, Breda Cisoni, Commessaggio e Ponteterra. Questo periodo portò benessere anche ai piccoli paesi che circondavano Sabbioneta. Dal 1814 al 1859 Sabbioneta era parte del Regno Lombardo Veneto, poi fu incorporata nel Regno d'Italia sotto la provincia di Cremona mentre Mantova era ancora austriaca. Nel 1866 al termine della terza guerra d'indipendenza passò sotto la giurisdizione della provincia di Mantova.
Villa Pasquali è caratterizzata dall'imponente chiesa parrocchiale di Sant' Antonio Abate, esempio illustre del barocco mantovano progettata dall'architetto Antonio Bibiena. La sua edificazione avvenne tra il 1765 e il 1784, sotto il dominio Austriaco che, come abbiamo letto sopra, portò un po’ di benessere in queste terre. Villa Pasquali, come Breda Cisoni, fin dai tempi antichi, raccoglieva nelle sue terre poveri contadini, che faticando, cercavano di lavorare i terreni emergenti dalle paludi formate dal Po e dal fiume Oglio. Le alluvioni che colpivano questo territorio erano frequenti e disastrose, causavano morte e crolli.
Borgoforte e Virgilio 1882 - 1891

Nel 1880 circa, Carlo Vigna e la moglie Palmira Lodi Rizzini, si trasferirono da Breda Cisoni, a Gazzuolo e nel 1882 a Borgorforte dove nacque l’ultimo loro figlio Angelo. Li ritroviamo poi a Cerese di Virgilio, dove due dei loro figli si sposarono con due Meneghetti: Giulio Vigna con Alma Meneghetti nel 1886 e Paola Rosalinda, detta Zelinda, con Annibale Meneghetti nel 1889. Da Cerese emigrarono per le Americhe.
Le campagne di Borgoforte erano sempre toccate dal Po, non molto diverse da quelle di Breda Cisoni e le coltivazioni erano simili. A Cerese la terra era più distante dal fiume e più protetta.
San Paolo Brasile 1891 - 1920
† Carlo Vigna (muore nel 1920)

Carlo Vigna e la moglie Palmira, si imbarcarono a Genova il 3 ottobre 1891, sulla nave Duca di Galliera diretta in Brasile, accompagnati dai figli Luigi, Davide, Angelo e da Giuseppe con la moglie Rachilde e i loro bambini Dirce e Leardo. Sbarcarono nel porto di Santos il 29 ottobre. Pochi mesi prima Andrea li aveva preceduti, sbarcando il 29 maggio dalla stessa nave nello stesso porto. Andrea era stato assunto, come muratore, da una compagnia Francese che stava costruendo una nuova linea ferroviaria. Carlo e Palmira hanno vissuto per un periodo a San Paolo, nel Bairro do Cambuci, in Rua dos Pescadores, 24.
Un anno dopo, il 3 ottobre 1892 anche il primogenito Giulio, con la moglie Alma Meneghetti e i figli Giulia, Angelo, Erminia e Mario raggiunse i genitori in Brasile. Nel febbraio 1893 arriva a San Paolo anche Enrico, l’ultimo figlio che era rimasto in Italia vivendo a casa Meneghetti con la sorella Zelinda e Annibale. Zelinda rimase quindi l’unica figlia di Carlo Vigna e Palmira a vivere in Italia.
Quando nel giugno 1903, la ferrovia arrivò a Itaiquara nel Município de Tapiratiba, San Paolo, Carlo e Palmira con i figli Giulio, Enrico, Luigi e Davide Vittorio si trasferirono a Fazenda São Francisco, conosciuta anche come Fazenda Muranga, a un chilometro e mezzo da Itaiquara. Si dedicavano all’agricoltura, creando nuove piantagioni di Caffè e, più tardi, di canna da zucchero. Nel 1917 andarono a vivere in un'altra fattoria vicina, chiamata Quilombinho, una grande casa di 14 stanze in grado di ospitare anche Giulio, appena rimasto vedovo con i suoi 8 figli. Lo stesso anno in questa casa, morì Palmira che fu sepolta a Mococa, la capitale di quella provincia. Carlo Vigna, andò a vivere con suo figlio Andrea e morì nel 1920 a Mococa.

I loro figli:
• Giulio, il primogenito, sposato in Italia a Cerese di Virgilio con Alma Meneghetti, ebbe 8 figli, 4 in Italia e 4 in Brasile. Alma morì di parto dando alla luce Maria.
• Giuseppe si sposò con Rachilde Michelini a Cerese di Virgilio, ebbero 2 figli in Italia e 2 in Brasile.
• Andrea si sposò a Casa Branca con Isabella Monchini, originaria di Cremona. Ebbero 13 figli.
• Enrico si sposò in Brasile con una ragazza originaria di Mantova, Margherita Fontanesi, ebbero 11 figli.
• Luigi si sposò con Elvira Persato ed ebbe 3 figli.
• Davide Vittorio sposò Elvira Mariotto ed ebbero 9 figli.
• Angelo il figlio più giovane, sposò Emilia Sabadini ed ebbero 7 figli.

La storia Brasiliana della famiglia Vigna, è stata raccolta e scritta da Claudio Marani, un discendente diretto di Carlo e Palmira con la passione della Genealogia. Potete scaricare ai collegaemnti qui sotto, l’elenco completo dei discendenti brasiliani della famiglia Vigna. Una curiosità, i fratelli e le sorelle Vigna diedero a Carlo e Palmira circa 70 nipoti, incluso i 19 figli di Zelinda e Annibale Meneghetti.
• I discendenti Brasiliani di Carlo e Palmira. Ricerca di Carlo Marani
• La Storia della famiglia Vigna in Brasile (in Portoghese). Scritta da Carlo Marani
Uno dei principali porti di sbarco degli immigranti italiani era Santos nello Stato di San Paolo, dove venivano radunati nel “Hospedaria dos Imigrantes em São Paulo”. Con l’inaugurazione della ferrovia tra San Paolo e Campinas molti immigranti venivano portati all’ospedale di Campinas dove attendevano di essere contrattati dalle varie fazendas delle regioni vicine generando le future colonie di immigranti. In quell’epoca a San Paolo era esplosa la coltivazione del caffè, della canna da zucchero e con l’espansione della ferrovia divenne quindi la principale meta di emigrazione che si distribuì nello stato di San Paolo per raggiungere poi le mete finali nelle fazendas.
Mococa ai primi del 900, vantava una estensione urbana considerevole di 2.100 chilometri quadrati, destinati alla coltivazione del caffè, nonché una popolazione stimabile di 40 mila abitanti. L' illuminazione pubblica così come l'acqua e la rete fognaria coprivano buona Parte del Comune. La borghesia rurale e quella degli immigrati, soprattutto Italiani, permetteva investimenti nel settore industriale ben diversificati come: fabbriche di pasta, cappelli, calzature, manufatti di cuoio, ghiaccio, fusione di ferro e bronzo e macchine per l'aratura. Il Comune era anche gestito da 150 moderne fattorie appartenenti alla borghesia rurale.

Sabbioneta Breda Cisoni negli anni 70 Aratura nel 1880 Nave Duca di Galliera San Paolo nel 1890 La Stazione di Itaiquara nel 1910 Mococa nel 1920