Famiglia
Nodari

Castiglione delle Stiviere 1600 - 1780
•† Francesco Nodari (1690 ca)
•† Bernardino Nodari (1719 - 1782)
• Francesco Nodari (1760 - 1823)

Francesco Nodari e Maddalena Fetronilla di Castiglione delle Stiviere ebbero almeno 4 figli maschi come risulta dal Registro dello stato delle Anime del Duomo di Castiglione negli anni dal 1745 al 1788. Dove si nomina il loro figlio Bernardino fratello di Paolo, Vigilio e Luigi.
Dal Libro dei Battesimi del Duomo di Castiglione delle Stiviere, il giorno 29 Gennaio 1719, nasce Bernardino Nodari. Il suo Atto di battesimo recita ”Bernardino figlio di M(ast)ro Fran(ces)co Nodari e di Mad(dale)na Fetronilla sua legitima Cons(ort)e è stato battezzato da me Stanislao Bresciani Mans(ionar)io fu Compadre (...) Gio(vanni) Giacomo Bignotto naq(ue) li 29 d(ett)o”. Il termine Mastro era usato per identificare un Maestro in qualche attività prevalentemente artigiana.
Bernadino a 20 anni, il 25 Novembre 1739 si sposa con Antonia Beschi, ebbero almeno 6 figli, il nostro progenitore Francesco Nodari nasce a Castiglione delle Stiviere il giorno 11 Maggio 1760.

Il principato di Castiglione nel 1691 fu occupato dalle truppe imperiali dell'imperatore d'Austria Giuseppe I d'Asburgo. Nel 1700 fu sede di due episodi della Guerra di successione spagnola, nel 1702 e nel 1706, durante la battaglia di Castiglione le truppe francesi sotto il comando del Re di Francia Luigi XIV, si schierarono contro gli Imperiali austriaci che lo avevano occupato.
Corte Gambaredolo - Castel Goffredo 1780 - 1850
† Francesco Nodari (muore nel 1823)
•† Giacinto Nodari (1793 - 1850)
• Luciano Nodari (1844 - 1895)

Francesco a 20 anni, il giorno di San Martino, 11 Novembre del 1780, si trasferisce a Gambaredolo nel comune di Castel Goffredo e nel 1782 si sposa con Maddalena Acerbi, evitando le consuete pubblicazioni, grazie ad una speciale Dispensa Vescovile rilasciata per motivi noti solo al Parroco ed al Vescovo e non specificati nella Dispensa stessa. Questa è l’interpretazione del testo della Dispensa: ”Attese le fedi prodotte innanzi noi sopra la soluzione, e battesimo rispettivamente degli infrascritti contraenti, e stante il di Lei attestato, col quale afferma d'aver preso il consenso separatamente de' medesimi, e l'assenso de' rispettivi parenti, ed essere essi istruiti ne' Dogmi di Santa fede e legge di Dio, e mentre a Lei, che l'nfrascritto Francesco dal S. Martino di novembre 1780 e l'infrascritta Maddalena dalla sua natività ambi successivamente, e rispettivamente fino in presente abbino abitato ed abitano sotto codesta sua non avendo l'uno presa moglie, nè l'altra tolto marito, nè alcuno d'essi contratto impegno di matrimonio, od impegno dirimente del che incarichiamo Lei, e non altrimenti; Vostra Signoria potrà assistere al matrimonio, che intendano contrarre assieme Francesco figliolo del fu Bernardino Nodari nativo di Castiglione delle Stiviere, e Maddalena figlia di Natale Acerbi nativa, ed ora ambi essi abitanti di codesta sua; omesse che siano le solite pubblicazioni , poichè sopra quelle per cause a noi note li dispensiamo, servando nel resto quanto la Santa Chiesa, e Sagro Concilio di Trento comandano, mentre a lei non osti altro in contrario, e per fine Iddio la prosperi.
Dal Vescovato di Mantova, 21 novembre 1782.”
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Francesco e Maddalena avranno 11 figli, il quinto dei quali, Giacinto Nodari è il nostro progenitore, nasce il 16 Febbraio 1793.
Giacinto si sposa il 24 Novembre 1812 con Maria Mazzucconi, ebbero 11 figli nell’arco di 16 anni, ma purtroppo solo 3 sopravvissero più di qualche mese. Maria muore nel 1830 e Giacinto dopo un paio di anni, si risposa con Giovanna Pizzi di Solarolo di Goito. Dal secondo matrimonio nascono 9 figli tra cui il mio trisnonno Luciano, nato a Gambaredolo il 17 Agosto 1844.
A Gambaredolo, il 21 Gennaio 1850 a 56 anni, Giacinto muore e lascia la moglie (in seconde nozze) Giovanna Pizzi con 7 dei 9 figli che ebbero insieme. Francesco primogenito aveva 18 anni e Catterina l’ultima nata, solo due anni. Luciano il mio trisnonno aveva 6 anni.

Nel 1796 Napoleone Bonaparte spinse gli austriaci oltre il Mincio e nel 1797 l'Austria cedette la Lombardia ai francesi. Il 13 maggio di quell'anno Castel Goffredo fu occupata dalle truppe francesi. Si susseguirono i governi austriaci nel 1799, francesi dal 1801 al 1814 e di nuovo austriaci sino al 1866. Negli anni del 1848 Castel Goffredo fu il centro cospirativo antiaustriaco dell'Alto Mantovano e contò la presenza di numerosi patrioti, capeggiati dal castellano Giovanni Acerbi, che diventerà in seguito intendente dei Mille di Garibaldi. La congiura venne scoperta e portò come conseguenza la tragica pagina dei Martiri di Belfiore.

La Corte di Gambaredolo, tra Castel Goffredo e Ceresara, è una fattoria del primo Rinascimento, che suggerisce l'idea dei centri di vita curtense medievali. Nella seconda metà del Cinquecento era luogo di villeggiatura del ramo della famiglia Gonzaga che aveva il dominio su Castel Goffredo e dove nel maggio del 1592 fu barbaramente ucciso Alfonso Gonzaga.
Nel tardo 900 era di proprietà della famiglia Nodari, senz'altro un ramo dei discendenti di Francesco Nodari.
Medole 1850 - 1870

Dopo la morte di Giacinto, Giovanna si trasferì con i suoi figli, o una parte di loro, a Medole dove il figlio Costantino risulta negli atti di pubblicazione del proprio matrimonio come Oste. Attività che forse coinvolgeva tutti i fratelli Nodari. Luciano risulta nei registri di Leva nel 1864 residente a Medole.
Probabilmente il primo fratello ad arrivare a Gazoldo è Francesco, in quanto i suoi figli sono nati a Gazoldo negli anni dal 1865 al 1872, dove era sposato con Annunziata Longhini. Nel 1872 lo trovo nei ruoli della CCIAA come oste e pizzicagnolo, subentrato nella attività della Ditta Gerola e Tommasi Negozianti. Nel 1874 compare sempre nei ruoli della CCIAA insieme al fratello Giuseppe di cui non ho mai trovato altra traccia (Probabilmente era un cugino. Ci sarebbe un fratello di nome Giuseppe nato dalle prime nozze di Giacinto ma che mi risulta morto nel 1836).
Nel 1870 Muore Giovanna Pizzi a Medole, in contrada Ponte Mulino al civico 198. Probabilmente in seguito a questo evento, i fratelli: Giovanni, Maria Maddalena, Catterina e Luciano si trasferiscono a Gazoldo dal fratello maggiore Francesco.
Costantino che ha sposato nel 1867 una ragazza di Acquafredda, non segue i fratelli a Gazoldo.

La battaglia di Medole. Il generale Niel, pur non immaginando che fosse l'inizio di una delle più grandi e sanguinose battaglie della storia, capì subito l'importanza strategica dell'abitato di Medole e decise di conquistarlo senza indugi. La strana presenza di un intero reggimento austriaco, aveva allarmato l'esperto militare francese che comandò un immediato attacco. Erano le ore 3.50 del 24 giugno 1859 iniziando di fatto la "battaglia di Solferino e San Martino", nella totale inconsapevolezza di Napoleone III, che dormiva ancora sonni tranquilli nel palazzo Mazzucchelli a Montichiari.
Gazoldo degli Ippoliti 1870 - 2010
† Luciano Nodari (muore nel 1895)
•† Arturo Nodari (1876 - 1959)
•† Guido Nodari (1903 - 1972)
•† Arturo Nodari (1933 - 2005)
• Marco Nodari (1960)
• Edoardo Nodari (1994)

Tra il 1875 e il 1878 si sposano a Gazoldo: Giovanni nel ’78 con Maddalena Saracca, Maria Maddalena nel ’76 con Eugenio Donelli e Catterina nel ‘75 con Stefano Longhini (probabilmente fratello della Annunziata moglie di Francesco). Luciano si sposa nel 1875 con una ragazza di Medole, Caterina Salodini e negli atti di Matrimonio, risulta già residente a Gazoldo. Negli stessi anni si aggiungono nei ruoli della cciaa anche Luciano il mio trisnonno e Giovanni. Quindi desumo che almeno 5 Fratelli Nodari figli di Giacinto e Giovanna Pizzi tra il 1874 e il 1876 fossero tutti residenti a Gazoldo, sulle orme del fratello più vecchio che arrivò nel 1865 o prima. In quegli anni la loro attività era di Oste e Pizzicagnolo.
Dal 1876 al 1881, Luciano insieme al fratello Giovanni, risulta nei ruoli della CCIAA e in diversi atti dello stato civile (nascita e morte di alcuni figli) come Acetaio (Fabbricante di Aceto). In altri atti successivi (esempio 1888, morte di un figlio di Giovanni) nuovamente come Pizzicagnolo (gestore del negozio o bottega che vende salumi, formaggi o altri generi alimentari). Presumo che in realtà la produzione di Aceto fosse contemporanea alla gestione del Negozio.
Luciano muore nel 1895 a 50 anni. Il figlio Arturo, mio bisnonno, si fa carico della Madre e nel 1900 si sposa a Gazoldo con Giuseppa Zanucchini, il cui padre Cireneo proviene da Gambara (BS), mentre la madre, Erina Spezie è Gazoldese da almeno 3 Generazioni (Antonio il padre, Carlo il nonno). All’epoca del Matrimonio tra Luciano e Giuseppa, la professione dichiarata è Oste, molto probabilmente gestiva all’epoca l’Osteria La Pergola, per passare successivamente all’Albergo Italia.
Nel 1866 la guerra tocca Gazoldo, che fu testimone di uno scontro tra uno squadrone di Lancieri Foggia ed uno di Ussari del Wurtemberg durante il ripiegamento dell’esercito italiano sulla linea del Mincio all’indomani della sfortunata battaglia di Custoza; lo scontro, avvenuto in pieno centro abitato si risolse con la vittoria dei cavalleggeri italiani e può considerarsi un contributo dato dalla cavalleria italiana all’annessione di Mantova e del Veneto all’Italia.
Dopo l’unità il paese continuò la sua attività basata prevalentemente sull’agricoltura, furono apportate migliorie all’abitato con la creazione di una nuova piazza e di un nuovo cimitero. Particolare attenzione fu posta all’istruzione con l’ammodernamento delle scuole. Gazoldo diede ancora il suo contributo di vite nella guerra 1915 – 1918 e rivive nelle carte del Comune anche questo periodo di sacrifici, per ricordare i caduti gazoldesi fu proposta l’erezione di un asilo per l’infanzia ad essi dedicato con il contributo dell’intera popolazione. Nel 1925 fu lo stesso re Vittorio Emanuele III ad inaugurare il monumento ai caduti eretto sulla piazza del paese e a visitare “ l’Istituto Orfani di guerra 1915 – 1918 ”.
Nel 1915 Arturo compera l’immobile del Vecchio Teatro e fonda la Casa Vinicola Nodari.
terza cella quarta cella
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terza cella quarta cella

Registro delle Anime del Duomo di Castiglione Registro dei Battesimi del Duomo di Castiglione Gambaredolo nel 2009 Gambaredolo nel 2009 Dispensa Vescovile Battaglia di Medole 1859 Battaglia di Medole 1859 Battaglia dei Lancieri di Foggia Re Vittorio Emanuele a Gazoldo Il Mercato di Gazoldo nel Novecento

Famiglia
Avanzi

Manerba del Garda 1820 - 2000
•† Luigi Avanzi (1820 ca)
•† Pietro Avanzi (1848 - 1920)
•† Giovanni Bortolo Avanzi (1880 - 1909)
•† Giovanni Avanzi (1909 - 2000)
• Vera Avanzi (1939 - 2006)

Pietro Avanzi, nasce a Manerba da Luigi (1820 ca) e Camilla Saletti, il 30 Marzo 1848 e si sposa a 28 anni con Margherita Simoni, conosciuta in famiglia come nonna Bissa, senz’altro per la sua longevità essendo morta a 92 anni. Loro figlio, Giovanni Bortolo Avanzi, nasce il 26 Gennaio 1880 e sposa Giovanna (Nina) Tonoli nel 1906. Ho avuto la fortuna di conoscere la Nonna Nina, mia bisnonna, in quanto anche Lei morì a ben 95 anni e nella mia infanzia ero solito passare i mesi estivi nella sua casa alla Cantina Vecchia. Ottima cuoca, sempre pronta a mettere a tavola tutti gli ospiti che inevitabilmente frequentavano la Cantina per motivi d’affari o semplice amicizia per non parlare della numerosa famiglia. La Nonna Nina rimase purtroppo vedova solo 3 anni dopo il matrimonio, due mesi prima che nascesse mio nonno Giovanni e si risposò qualche tempo dopo con Vittorio Leali.
Giovanni Avanzi, mio nonno Gianni, nasce il 29 Aprile 1909, la sua passione per il vino ed i vigneti della Valtenesi, lo porta a trasformarsi da Oste a Vinicoltore e fonda nel 1931 le Cantine Avanzi. Nel 1938 l'attività si amplia e acquista la cosiddetta Cantina Vecchia, una proprietà risalente al 1600, in origine utilizzata per l’industria della Seta. Con gli anni sviluppa l'azienda, ingrandendo le cantine e acquistando nuovi vigneti e oliveti. Sempre nel 1938 sposa Fiordalisa Lombardi detta Daria, un altro esempio di longevità invidiabile morta da poco a 98 anni. Giovanni Avanzi fu nominato Cavaliere del Lavoro ed è stato uno dei personaggi simbolo della Valtenesi, che non ha mancato di dedicare il proprio impegno anche nei confronti di Manerba, in veste di primo cittadino in due tornate amministrative. Per la prima volta sindaco dal 1946 al 1951 e, successivamente, dal 1956 al 1960. Numerose le sue opere volute e realizzate nei primi anni del dopoguerra, ha dato avvio alla realizzazione dell’acquedotto comunale, la sistemazione e l’asfaltatura delle strade principali del paese a cui seguì la realizzazione del primo tratto di illuminazione pubblica nel centro di Solarolo. Muore il 18 Luglio 2000, lasciando nelle mani dei suoi figli Gianpietro e Alessandro, la sua Azienda. Vera, mia madre, la figlia primogenita, nasce il 31 Gennaio 1939 e si sposa nel 1959 con Arturo Nodari, anche lui discendente di una famiglia di Vinicoltori, conosciuto in occasione di una vendemmia a Manerba, dove Arturo era venuto per comprare uve del luogo. Alla pesa pubblica di Manerba dove Vera aiutava nella gestione durante la vendemmia, il colpo di fulmine. Vera si trasferisce con Arturo, prima a Sirmione, dove i Nodari avevano una cantina per la produzione del Vino Lugana e poi a Gazoldo degli Ippoliti, dove c’era la sede principale delle Cantine Nodari. Il 25 Aprile 1960, nasco io.

Con la fine della Repubblica di Venezia (1796) Manerba e tutto il territorio della Riviera si trova coinvolto nelle drammatiche ma anche esaltanti vicende della Rivoluzione Francese e del dominio napoleonico, per concludersi con gli eventi del Risorgimento Italiano. Dal 1861, anno della raggiunta unità d’Italia, Manerba entra a pieno titolo nella storia della giovane e pur antica e gloriosa Nazione e del recente Stato Unitario condividendone gli esaltanti progressi e le drammatiche e talvolta tragiche vicende, senza mai mettere in discussione il sentimento di unità e di amor patrio. Destarono particolari suggestioni le gesta di Garibaldi, il cui passaggio sul suolo comunale, nel giugno del 1866, per raggiungere lo strategico osservatorio della Rocca.

Vendemmia alla Cantina Vecchia Vera Avanzi nel 1945 Matrimonio Vera Avanzi con Arturo Nodari Giovanni Avanzi e Daria Lombardi

Famiglia
Michelacci

Trappola San Godenzo 1700 - 1919
•† Domenico Michelacci (1700 ca)
•† Giovanni Battista Michelacci (1724 - 1794)
•† Bartolommeo Michelacci (1779 - 1839)
•† Giuseppe Michelacci (1821 - 1897)
• Emilio Michelacci (1867 - 1934)
• Sante Michelacci (1897 - 1965)

Il paese di San Godenzo è un paesino arroccato sugli impervi castagneti toscani. Ancora oggi si vive e respira l'aria di altri tempi, la vita di paese con i suoi bar nella piazza dove si svolge tutto. La Trappola è un gruppo di 3 abitazioni su una vicina montagna, che ancora oggi dista 12 Km dal centro abitato più vicino, Corella.
A fianco le immagini di ciò che resta della Trappola, l'abitazione dove per oltre due secoli la famiglia Michelacci visse sull'Appenino Tosco Romagnolo, nel comune di San Godenzo (Firenze)

Giovanni Battista Michelacci nasce nel 1724 circa, suo Padre si chiama Domenico. Sposa Giovanna Lavatini ed hanno almeno 3 figli, ultimo dei quali Bartolommeo.
Bartolommeo Michelacci nasce nel 1779 alla Trappola, vedovo, si sposa nel 1819 in seconde nozze con Anna Maria Panorchi, hanno almeno 8 figli il secondo è il nostro progenitore Giuseppe.
Giuseppe Michelacci possidente nato il 29 Maggio 1821, sempre vissuto alla Trappola, si sposò nel 1847 con Domenica Caldani ed ebbe almeno una figlia, Caterina nata nel 1848. Rimasto vedovo nel 1850, si risposò nel 1852 con Carola Corradossi, insieme ebbero almeno 6 figli, l’ultimo dei quali, Emilio nacque il 19 Novembre 1867. Sopravvisse anche alla seconda moglie e morì alla Trappola nel 1897.
Emilio si sposa con Rosa Gaudenzi nel 1894 ed hanno 3 figli, Adolfo nel 1895, Sante nel 1897 e Anna nel 1901. Il 12 Ottobre 1918 si è trasferito insieme ai figli e la moglie Rosa a Eremo dei Romiti presso le cascate dell'Acquacheta.
Il nome di San Godenzo deriva da San Gaudenzio, eremita vissuto in questi monti nel V-VI sec. d. C, in onore del quale fu costruita nel sec. XI l'Abbazia Benedettina attorno alla quale sorsero le prime case. L'8 giugno 1302 la Chiesa fu sede del convegno dei Ghibellini e degli esuli fiorentini di parte bianca che chiedevano aiuto agli Ubaldini e ai Guidi per rientrare a Firenze. Con Dante Alighieri erano qui convenuti i Torrigiani, i Cerchi, i Ricasoli, i Gherardini, i Pazzi, gli Uberti ed altri.
Nel 1737 con l'avvento dei Lorena a San Godenzo vissero i loro tempi migliori che perdurarono fino all'arrivo di Napoleone con la costituzione del Regno d'Etruria. Finito il periodo napoleonico ritornò il governo degli Asburgo-Lorena. Leopoldo II portò a termine la strada forlivese iniziata da Pietro Leopoldo e fece costruire il "Muraglione" per permettere il cambio dei cavalli al riparo dai venti che spazzano violentemente il Passo. Il censimento del 1844 rilevò un forte incremento della popolazione di San Godenzo: 3.304 abitanti.
Castrocaro Terme 1919 - 1936
• Germano Michelacci (1930 - 2009)

Un anno dopo, il 31 Agosto 1919 emigrano a Castrocaro Terme dove si stabilirono alla tenuta Giorgiona al civico 7 e 8 in località S.Antonio in Gualdo. Pare che insieme al sig. Blanc - Tassinari (detto il Signorino) di Dovadola, Emilio e Sante iniziarono l'attività di produzione ed essicazione del tabacco. Non è chiaro come Emilio entrò in possesso della Giorgiona che era di proprietà del Visconte di Modrone, chi dice che per acquistarla contrasse un mutuo di lire 300.000, chi pensa che l’abbia vinta al gioco.
La famiglia Michelacci si legò a due famiglie benestanti, la famiglia Lucarelli e la famiglia Conti, proprietaria delle Terme di Castrocaro. Tina Lucarelli sposò controvoglia Sante Michelacci il 4 Novembre 1926 mentre Anna Michelacci si sposò con Sergio, fratello di Tina. Adolfo Michelacci invece sposò Lena Conti. Questi legami insieme all’indubbia capacità comunicative e di socializzazione dei Michelacci li portarono ad essere considerati, nella Castrocaro di allora, una famiglia ricca e affidabile. Da Ottobre del 1923 a Gennaio del 1926 Emilio è anche eletto nel consiglio comunale di Castrocaro. Da Sante e Tina nacquero Giuliano 1927, Rosella 1928 e Germano nel 1930.



L'epoca del fascismo, negli anni '20 e '30, durante la permanenza della famiglia Michelacci a Castrocaro, ha lasciato traccia soprattutto negli edifici oggetto di interventi architettonici ed urbanistici che, valorizzandone le potenzialità economiche e turistiche, intendevano renderla un territorio d’avanguardia, un esempio e una guida per le altre province d’Italia. La stazione termale conobbe una nuova stagione di fasti, divenendo la principale fonte economica del paese, con la realizzazione, del Padiglione delle Feste, dello Stabilimento Termale e del Grand Hotel
Brozzi Firenze 1931 - 1937
† Emilio Michelacci (muore nel 1934)

Nel 1931 Emilio e Sante scappano da Castrocaro, di notte di nascosto. Pare che l’attività di produzione del tabacco andò in fallimento e che, a causa del tenore elevato di vita della famiglia, vi fossero diversi debiti anche con gli operatori locali. Il macellaio ad esempio vantava un credito di 50.000. Nel fallimento vennero coinvolti indirettamente anche Adolfo e Anna in quanto avevano prestato fidejussioni tant'è che Adolfo dovette pagare debiti del padre. La Giorgiona si disse tornò di proprietà dei Visconti di Modrone.
Nei documenti ufficiali dell’Anagrafe Civile risulta che Emilio emigrò a Firenze direttamente da Castrocaro nel 1931, Sante nel 1933, probabilmente queste date sono solo formali, di fatto i due restarono sempre insieme. Emilio muore a Brozzi il 9 Febbraio 1934. Tina ed i figli rimasero ancora qualche tempo a Castrocaro e poi raggiunsero Sante nel 1836. Da Brozzi Sante, Tina con i figli arrivano a Mantova il 23 Gennaio 1937.

Brozzi fu comune autonomo fino al 1928, quando precorrendo il progetto la "Grande Firenze" del ventennio fascista, nel 1929 il comune di Firenze incorporò parte dei suoi territori, le frazioni di Quaracchi, Petriolo, Peretola e La Sala. Altre frazioni furone suddivise tra i comuni di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Signa. Brozzi aveva un'economia basata sull'agricoltura e sulla tradizionale lavorazione artigiana della paglia (cappelli).
Mantova 1937 - 2016
† Sante Michelacci (muore nel 1965)
† Germano Michelacci (muore nel 2009)
• Enrica Michelacci (1964)

Sante vince un concorso al Provveditorato e viene assegnato a Mantova. A Mantova i primi anni furono difficilissimi, la famiglia viveva in grande povertà in qualche stanza messa nel palazzo della scuola.

A Mantova dal 1937 al 1938, le nuove disposizioni dell'Autorità fascista, portano alcuni cambiamenti formali nelle denominazioni di Enti e Uffici provinciali e altre sostanziali come gli aumenti degli stipendi di tutti gli operai del 10%-12%. La basilica di Sant'Andrea viene elevata a Concattedrale. Dal 1939 in poi, le fasi drammatiche che portano alla seconda guerra mondiale, impongono i primi razionamenti, caffè, sapone da bucato, grassi alimentari, pasta, riso. Per non recare pregiudizio alla difesa dello Stato, viene istituito il servizio della censura della posta. Nel Luglio 1941 luglio: Benito Mussolini si reca in visita alla città e vi tiene un discorso. Il 14 febbraio 1944 arriva il primo bombardamento aereo, da parte degli statunitensi. Purtroppo il 4 luglio a Frassino, un bombardamento alleato provoca la morte di 30 contadini al lavoro nei campi. il 3 aprile 1945, Mantova viene liberata dall'occupazione nazista.

San Godenzo Passo del Muraglione La Trappola nel 2000 La Trappola nel 2000 La Trappola nel 2000 Castrocaro nel 900 Piazza principale di Brozzi nel 1930

Famiglia
Iori

Fabbrico 1700 ca - 1882
•† Giuseppe Iori (1710 ca)
•† Pellegrino Iori (1740 ca)
•† Giuseppe Iori (1771 - 1841)
•† Gaetano Iori (1816 - 1882)
•† Giuseppe Iori (1850 - 1882)
• Pellegrino Iori (1877 - 1959)

Pellegrino Iori, figlio di Giuseppe, si sposò con Maria Azzolini e il 30 Aprile 1771 ebbero Giuseppe Maria Genesio Iori. San Genesio è il Santo Patrono di Fabbrico e il suo nome è stato associato a diversi discendenti della famiglia Iori. Giuseppe e Maria ebbero almeno altre due figlie, Orsola e Maria Giovanna.
Giuseppe Genesio il giorno 8 Giugno 1802 sposò la sua compaesana, Anna Maria Mazzoli. Dalla loro unione il 24 Agosto 1816 naque Gaetano Genesio. Giuseppe Genesio e Anna Maria morirono rispettivamente nel 1841 e nel 1846.
Anche Gaetano Genesio sposa, nel 1839, una ragazza di Fabbrico, Annunziata Pavarini. Ebbero almeno 3 figli, i primi due nati e morti appena nati, l'ultimo nato il 15 Maggio 1850 si chiamava Giuseppe Riccardo. Annunziata muore nel 1878.
Giuseppe Riccardo si sposa il 10 Aprile 1875 con Rosa Bonini di Canolo (RE) e dal loro matrimonio nasce Pellegrino Genesio il nonno che noi ricordiamo.
Il 1882 è un anno drammatico per la famiglia Iori: il 2 Marzo muore per "vizio cardiaco" la mamma di Pellegrino, Rosa. Il nonno Gaetano, il 19 Marzo si suicida gettandosi nel Canale d'Enza e il padre di Pellegrino, Giuseppe Riccardo muore di Tisi il 22 Novembre. Pellegrino, senza più una famiglia, si trasferisce a Reggiolo, probabilmente da un parente prossimo.

Fabbrico è stato, nel 700 e 800, un paese di economia prevalentemente agricola. Il 1700 si apre per Fabbrico con l’occupazione di truppe franco-spagnole, questa occupazione comportò notevoli oneri per la comunità. Un paese senza commercio, scarsissimo di benestanti e pienissimo di povertà. Il paese non subì miglioramenti sostanziali per un lungo periodo. Nel 1796 Fabbrico si unisce alla Repubblica di Reggio. Nel 1799, anno dell'occupazione austriaca, un'inondazione sommerge quasi tutto il fabbricese. Nel 1800 il paese è colpito da una nuova carestia, che si sovrappone agli stenti causati dalle continue guerre. Il paese seguirà quindi le vicende del periodo risorgimentale fino all'Unità d'Italia. Nel 1884 Giovanni Landini aprì una modesta officina meccanica che nel giro di una ventina d’anni si affermò sul mercato nazionale, ma solo nel 1900 l’andamento della Landini Trattori avrà un’influenza importante sul paese e sul suo andamento demografico.
Reggiolo 1882 - 1902
• Giovanni Vittorio Iori (1901 - 1975)

Nonno Pellegrino, il 22 Febbraio 1898 si sposa a Reggiolo con Giustina Freddi, vivono a Borgo San Venerio e sono vicni di casa con la famiglia Giorgi, con la quale allacciano un rapporto di amicizia che durerà anche dopo le rispettive emigrazioni a Mantova e, per la famiglia Giorgi, a San Benedetto. Il loro primo figlio nasce a Reggiolo il 1 Giugno 1901 ed è Vittorio. Nell'atto di nascita di Vittorio, compare per la prima volta la professione del padre Pellegrino: Calzolaio. Pellegrino e Giustina, con il figlio neonato si trasferiscono a Mantova.

Nel 1848 Reggiolo passa da Carlo II di Borbone-Parma al duca di Modena al quale rimarrà fino al plebiscito del 1860 e alla proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861). Borgo San Venerio, dove viveva Pellegrino ed è nato Vittorio, è legato al culto dell’eremita e santo spezzino Venerio, patrono di Reggiolo. Dell’oratorio di S. Venerio, sito in via Roma, si hanno notizie fina dal 1044 ma è stato completamente ricostruito nella forma attuale e benedetto il 28 ottobre 1775.
Mantova 1902 - 1989
† Pellegrino Giuseppe Iori (muore nel 1959)
† Giovanni Vittorio Iori (muore nel 1975)
•† Rossana Iori (1933 - 1989)

La famiglia Iori a Mantova.
Pellegrino e Giustina, appena arrivati a Mantova, vanno a vivere in Via Ponte Arlotto 9 (via Trieste) il civico 9 corrisponde oggi all’entrata a fianco dell’Osteria dei Ranari. In questa casa, probabilmente anche bottega, nascono i fratelli di Vittorio, Antonio nel 1903 e Otello nel 1905. Quando muore Otello nel 1908 la famiglia Iori, si era già trasferita in Via Corrado al numero 11, quì nasce il 14 Ottobre 1908 Ida. Nel 1911 nasce l'ultimo figlio a cui viene dato ancora il nome Otello. Della figlia Gisella non ho trovato i dati di nascita, ma tutti gli altri certificati di nascita dei figli di Pellegrino, lo citano come Calzolaio. Dal 1908 al 1945 non ho altri riferimenti temporali per stabilire le residenze della famiglia Iori. Il 30 Aprile 1927 Vittorio sposa Maria Rosa Pierina Meneghetti nella chiesa di San Leonardo, il quartiere dove la famiglia Meneghetti ha vissuto per tanti anni. Dal loro matrimonio nascono: Loredana nel 1927, Licia 1929, Rossana 1933, Isa 1935, Fiorella 1936, Roberta 1940 e Germana nel 1942 morta dopo pochi mesi. Nel 1945 la tessera del Fascio di nonno Vittorio cita come residenza Corso Ettore Muti 11 (oggi Corso Umberto I°), professione elettricista. 11 Aprile 1959, Pellegrino muore a Mantova in Vicolo Pero 16 e il nonno Vittorio, muore invece il 26 Dicembre 1975 in Via Frattini 7.

Quando la famiglia Iori arrivò a Mantova nel 1902, la città iniziava a trasformarsi, furono demolite Porta Cerese, Porta Pusterla, Porta Mulina, Porta Pradella (nel 1940). Alle demolizioni nel ghetto ebraico, seguirono la costruzione degli edifici della Camera di Commercio, della Banca d'Italia e del Palazzo Gallico e venne ritrovata e restaurata la Rotonda di San Lorenzo. Nel 1912, iniziarono i lavori di costruzione dell'ospedale che fu intitolato a Carlo Poma, il medico Martire di Belfiore. Segno del progresso fu la creazione di una prima linea tranviaria dalla stazione ferroviaria a Porta Mulina transitante dal centro della città. Mantova, nonostante l'espansione territoriale, con i suoi 29.142 abitanti, dati del censimento del 1901, rimase poco più di una cittadina che in presenza di poche attività industriali, viveva di riflesso della ricchezza prodotta nelle campagne dove l'agricoltura era già all'avanguardia.
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Fabbrico nel 1900 Reggiolo Borgo San Venerio L'oratorio di San Venerio La famiglia Pellegrino Genesio Iori Via Ponte Arlotto Via Trieste Ponte Arlotto Corso Umberto I° Via Frattini